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Un modo unico e prezioso di vivere il mondo

Attivista e performer sorda e queer, Diana ci invita a ribaltare la prospettiva dominante con la sua lecture-performance “Pas moi“. Qui, la Lingua dei Segni diventa protagonista, spingendo il pubblico udente a confrontarsi con una nuova realtà attraverso i sovratitoli. È un’esperienza che mette il corpo al centro, celebrando la diversità e rifiutando l’idea di un unico formato normato.

Diana, co-fondatrice di Al.Di.Qua Artists, un’associazione pionieristica in Europa per artisti con disabilità, si batte instancabilmente per i diritti e l’accessibilità nel mondo dell’arte. Ci ricorda l’abisso tra “persona sorda“, che afferma un’identità culturale e visiva, e “non udente“, che sottolinea una presunta mancanza.

Lingua dei Segni.

Riconoscere la sordità come un modo diverso di percepire significa combattere l’audismo, quella discriminazione sistemica che per secoli ha tentato di “curare” o sopprimere la Lingua dei Segni, proibita nel 1800 e riconosciuta in Italia solo nel 2021.

La sua ricerca artistica in “Pas moi” rivela come persino le origini del cinema e della musica fossero intese con un intento fonocentrico e “curativo”. Ma Diana, con la sua arte, restituisce voce e corpo a una storia marginalizzata, rifiutando un sistema che imponeva un’unica risposta.

❤️ L’accessibilità, per lei, non è un limite, ma un arricchimento drammaturgico, un ponte tra mondi sensoriali diversi. È un appello commovente all’inclusione, affinché le arti performative diventino un vero terreno di incontro, dove la sordità non è un ostacolo, ma una risorsa preziosa. 

 

Fonte originale: Link Articolo

 

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